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Buone prassi giudiziarie e psicosociali in favore della bigenitorialità e di contrasto all’alienazione parentale (2017)

  • Categoria: Documenti
  • Pubblicato Venerdì, 01 Dicembre 2017 13:52
  • Scritto da David Michael Vittoria

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Buone prassi giudiziarie e psicosociali in favore della bigenitorialità e di contrasto all’alienazione parentale

 

15 giugno 2017

Centro Studi Famiglia dell'Associazione Circolo Psicogiuridico

Centro Universitario Internazionale (CUI)

Centro Universitario di Studi e Ricerche in Scienze Criminologiche e Vittimologia - SCRIVI

Fondazione Guglielmo Gulotta di Psicologia Forense e della Comunicazione

La Casa di Nilla, Centro specialistico della Regione Calabria per la cura e la protezione dei minori

Master in Neuropsicologia e Psicopatologia Forense – Università di Padova

Società Italiana Scienze Forensi - SISF

Società di Psicologia Giuridica - SPG

Unità PsicoForense - UPF

Università IUSVE di Venezia

Buone prassi giudiziarie e psicosociali in favore della bigenitorialità e di contrasto all’alienazione parentale

Premessa

Le separazioni conflittuali rappresentano un fenomeno molto dannoso per la salute psicofisica sia

dei genitori che dei figli minorenni e non di rado generano difficoltà relazionali tra figlio e genitori

con conseguenze a distanza anche gravi, in primis per i figli, costituendo una condizione di stress

cronico. Pertanto si rendono necessarie valutazioni psicoforensi e modelli di intervento tempestivi

ed efficaci, tali da consentire il rispetto delle decisioni dei tribunali e la tutela dei diritti dei soggetti

coinvolti, attraverso un coordinamento tra autorità giudiziaria ed agenzie sociali e sociosanitarie,

prevenendo così il consolidamento di situazioni pregiudizievoli per i minori coinvolti sino a

configurarsi un vero e proprio problema di salute pubblica.

1. Separazioni conflittuali e rifiuto di un genitore

Può avvenire che uno o più figli, attraverso comportamenti espliciti e/o impliciti di uno dei due

genitori, solitamente quello collocatario, possano essere indotti a rifiutare l’altro genitore. Tale

situazione viene chiamata talvolta alienazione parentale che definisce una disfunzione dei rapporti

interpersonali intrafamiliari. Essa configura sul piano giuridico una lesione dei diritti relazionali dei

soggetti coinvolti - che ha provocato numerose condanne del nostro Paese da parte della Corte

Europea dei Diritti Umani - e, sul piano clinico, un importante fattore di rischio per lo sviluppo

psico-affettivo del figlio. I comportamenti che ne sono alla base possono essere rilevati in giudizio

attraverso una CTU. I provvedimenti da assumere dovranno adattarsi alla situazione concreta e

tenere conto primariamente dell’età e della maturità del figlio minorenne. Va tenuto presente che il

trascorrere del tempo può avere conseguenze irrimediabili sulle relazioni tra il fanciullo ed il

genitore che non vive con lui sino alla sua perdita, provocando danni anche molto gravi al

funzionamento psicologico ed adattivo del figlio ed alla stessa organizzazione della sua personalità.

2. Tempi di frequentazione tendenzialmente paritetici

Anche le esperienze di altri Paesi dimostrano che uno standard minimo di frequentazione dell’uno e

dell’altro genitore riduce la conflittualità, e consente al figlio minorenne di mantenere, dopo la

separazione, relazioni affettive ed educative equilibrate in tempi tendenzialmente paritetici con

entrambi, ponendoli sullo stesso piano per quanto riguarda l’esercizio concreto delle responsabilità

che loro competono.

La disciplina vigente in tema di affidamento condiviso dei figli prevede all'art. 337 ter c.c. che il

giudice determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, ed a tal fine si

sottolinea l'importanza di adottare, come schema minimo per l'attuazione del diritto del minorenne a

mantenere rapporti significativi con entrambi i genitori, il “calendario tipo”, di regola applicato dai

Tribunali di Roma e di Milano, che preveda fin da subito “fine settimana alternati dal venerdì alla

mattina sino al lunedì alla mattina; nella settimana successiva due pomeriggi, compresi i

pernottamenti, preferibilmente quelli del martedì e del giovedì; la metà delle vacanze scolastiche

del Natale e della Pasqua ed almeno 30 giorni continuativi o da dividersi in due periodi, per le

vacanze estive”.

3. Provvedimenti presidenziali temporanei ed urgenti e quelli di revisione delle disposizioni

concernenti l'affidamento dei figli

I provvedimenti presidenziali provvisori ed urgenti - emessi dai Tribunali anche per spegnere

l'iniziale contrasto – costituiscono, da sempre, la prima linea della tutela del diritto del figlio

minorenne all'accesso paritetico alle due figure genitoriali.

L'affidamento condiviso, secondo la legge vigente, costituisce la regolazione normale dell'esercizio

della responsabilità genitoriale che spetta ad entrambi i genitori anche in caso di mancata

realizzazione o di rottura dell'unità familiare.

I genitori in forza dell'art. 337 quinquies c.c. – hanno il diritto di chiedere in ogni tempo la

revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli. L'esercizio di questa facoltà rende

possibile al giudice di rilevare tempestivamente, ogni comportamento da parte di un genitore che sia

tale da produrre un danno alla serena crescita del figlio. Nei casi più gravi, una volta accertata

giudizialmente l'esistenza di tali comportamenti, il tribunale può anche disporre l'affidamento

esclusivo del figlio minorenne ad uno solo dei genitori quando ritenga con provvedimento motivato

che l'affidamento anche all'altro sia contrario all'interesse del minore. (art. 337 quater co. 1 e 2

c.c.).

4. Sanzioni

La Corte EDU ha raccomandato all’Italia di adottare provvedimenti a riguardo con la dovuta

tempestività onde evitare che queste situazioni si radichino e si stabilizzino, perché soprattutto il

decorso del tempo può avere conseguenze irrimediabili per le relazioni tra il bambino ed il genitore

che non vive con lui.

Al fine di scongiurare quei comportamenti dei genitori che siano di “danno alla serena crescita del

figlio” si consiglia di richiedere l'adozione di tutta quella serie di “rimedi” che sono stati anticipati

dai maggiori Tribunali in Italia, come quello delle Penalità di inadempimento (Astreintes), che sono

- con la previsione di una “sanzione” per ogni volta che si replichi un inadempimento alla corretta

esplicazione della responsabilità genitoriale - un vero e proprio deterrente, immediato ed efficace,

nel contrasto di un comportamento alienante al suo primo manifestarsi. È evidente come, ove questi

comportamenti dannosi per il figlio non abbiano a cessare, devono essere tempestivamente

evidenziati dal legale della parte e deve essere immediatamente presa una decisione, che preveda

anche la “modifica delle modalità di affidamento” privilegiandoil cambio della allocazione dei

minori.

5. Inversione del collocamento abituale del minore

L’inversione della residenza abituale del bambino è senza dubbio il provvedimento più incisivo, da

adottare tempestivamente quando gli accertamenti effettuati dimostrino che i comportamenti

alienanti del genitore collocatario abbiano un carattere non contingente ma strutturale.

Eventualmente, nei casi di alienazione parentale più complessi, potrebbe risultare necessario un

trasferimento provvisorio del minore in una struttura protetta (cfr. punto 6). Durante questo periodo

saranno avviati gli incontri protetti in spazio neutro con il genitore non collocatario (cfr. punto 7).

Quando il provvedimento comporta il cambio di scuola per il minorenne, ove possibile, sarebbe

bene eseguirlo al termine dell’anno scolastico o in un periodo di vacanza.

6. Trasferimento del minore in struttura protetta

Quando il figlio continua a rifiutare qualsiasi contatto e comunicazione con il genitore escluso e con

i suoi parenti, in mancanza di altre opzioni praticabili, sarà necessario prevedere il suo trasferimento

in una residenza transitoria presso una struttura specializzata per minorenni, e cioè una casa

famiglia gestita da operatori qualificati in grado di realizzare uno specifico programma i cui termini

e modalità dovranno essere illustrati al figlio ed ai genitori. In particolare la durata della residenza

transitoria sarà stabilita in relazione ai tempi evolutivi del bambino e della sua famiglia; saranno

previsti percorsi psicoeducativi adeguati alle esigenze del bambino; incontri calendarizzati con

entrambi i genitori; incontri di sostegno psicologico con la coppia genitoriale; passaggio graduale

del figlio verso la residenza del genitore precedentemente rifiutato; ripristino graduale della

relazione tra figlio e l’altro genitore.

In tale frangente sarà da considerare l’opportunità di sospendere temporaneamente i rapporti tra il

figlio ed il genitore favorito onde evitare influenzamenti che ostacolino la ripresa dei rapporti con il

genitore rifiutato.

Gli sviluppi di tale processo saranno riferiti all’autorità giudiziaria tramite resoconti del servizio

sociale competente che si interfaccerà con la struttura specializzata.

7. Incontri in spazio neutro

A seconda dei casi, il programma di incontri in spazio neutro prevede operatori esperti che,

utilizzando apposite tecniche e strumenti, svolgano un ruolo di facilitatori della relazione con

entrambi i genitori. In linea generale questi programmi devono svilupparsi in un continuum che

dallo spazio neutro porti gradualmente verso periodi di permanenza presso l’abitazione del genitore

precedentemente respinto. La frequenza degli incontri non dovrebbe mai essere inferiore ad uno per

settimana, prevedendone preferibilmente almeno due. Fondamentale per la buona riuscita di questi

programmi, che si svolgono nell'ambito del regime giuridico stabilito dal provvedimento del

giudice, è che siano: gestiti da operatori specializzati; svolti in luoghi appositamente attrezzati;

calendarizzati garantendone frequenza e continuità; puntualmente relazionati all’autorità

giudiziaria.

8. Trattamento sanitario sul minore

L'esperienza conferma che a) la durata del conflitto familiare, b) la intempestività dei tempi della

giustizia, c) le fasi dello sviluppo psicofisico del bambino producono per lo più un consolidamento

potenzialmente irreversibile del deterioramento dei sentimenti, degli atteggiamenti, delle capacità di

comunicazione del figlio con il genitore di solito non convivente dovuto al conflitto familiare da lui

vissuto in modo distorto.

Un trattamento, inteso nelle forme del sostegno psicologico e/o psicoterapico, ove finalizzato a far

acquisire al minore maggior consapevolezza delle proprie relazioni familiari, quale unico intervento

potrebbe risultare inefficace innanzitutto per mancanza di motivazione al cambiamento, tanto più se

il bambino continua a subire il condizionamento del genitore che ha alimentato la sua avversione

nei confronti dell'altro nel corso dell’intervento, sino a poter provocare, talvolta, paradossalmente

una cronicizzazione del rifiuto. Per tali motivi sono da preferire interventi alternativi quali quelli

rappresentati ai punti 6 e 7.

9. Trattamenti sanitari etero-indotti sui genitori

Sulle prestazioni sanitarie etero-indotte, nello specifico sostegno psicologico e psicoterapia, si

richiama l’orientamento maggioritario della giurisprudenza di legittimità secondo cui il presupposto

indefettibile di ogni trattamento sanitario risiede nella scelta, libera e consapevole – salvo i casi di

necessità e di incapacità di manifestare il proprio volere – della persona che a quel trattamento si

sottopone, considerando la persona soggetto attivo e partecipe dei processi decisionali che lo

riguardano per l’attuazione del diritto alla salute.

10. Ruolo e funzione dei servizi socio sanitari

L’esperienza dimostra l'impossibilità per il servizio sociale territoriale di svolgere con successo la

duplice funzione di controllo dell'attuazione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria e di aiuto e

presa in carico della famiglia conflittuale ed alienante, che richiede un setting neutrale e non

giudicante. Va poi ricordato che i servizi spesso mancano di personale specializzato per le situazioni

di grave conflittualità familiare o per i casi di alienazione parentale, né dispongono di spazi neutri

appositamente organizzati.

Queste considerazioni inducono a ritenere preferibile che il servizio sociale mantenga per sé le

funzioni di vigilanza contemplate dal mandato giudiziario e deleghi a strutture neutrali e

specialistiche lo svolgimento di un progetto d’intervento maturato al di fuori del processo sulla base

del consenso informato delle persone interessate.

Lo spazio extraprocessuale previsto dall'art. 337 octies co. 2 c.c. può essere funzionale non solo alla

mediazione familiare ma anche all'avvio di un progetto di sostegno - ed eventualmente di cura -

maturato e condiviso con le persone interessate da operatori specializzati organizzati in una struttura

apposita. Dette strutture possono coincidere con quelle deputate all’accoglienza del minore durante

il periodo di transizione di cui al punto 6 e all’effettuazione degli incontri in spazio neutro di cui al

punto 7.

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