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Linee guida per l’ascolto del bambino testimone presso la Questura di Roma (2010)

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  • Pubblicato Sabato, 09 Maggio 2015 13:41
  • Scritto da David Michael Vittoria

LINEE GUIDA PER L’ASCOLTO DEL BAMBINO TESTIMONE PRESSO LA QUESTURA DI ROMA

 

PRINCIPI GENERALI

 

A)           Tutela del bambino testimone.

Il Protocollo della Convenzione dei diritti del fanciullo New York, 6 settembre 2000 (L. 11 marzo 2002 n. 46) si basa sui seguenti principi di tutela:

(art. 8)

1)            Coesistenza, ad ogni stato della procedura penale, delle necessarie misure di protezione dei diritti e degli interessi dei minori vittime con le misure dirette all’accertamento dei reati;

2)            Riconoscimento dei particolari bisogni dei minori vittime dei reati e prevalenza, nel modo di trattarli, del loro interesse;

3)            Diritto dell’accusato ad un processo equo o imparziale;

4)            Adozione di misure per una formazione appropriata degli operatori (…)

2. [...]

3. Gli Stati Parte si accertano che nel modo di trattare le vittime dei reati descritti nel presente Protocollo da parte dell’ordinamento giudiziario penale, l’interesse superiore del bambino sia sempre il criterio fondamentale.

4. […]

5. Se del caso, gli Stati Parte si adoperano come necessario per garantire la sicurezza e l’integrità delle persone e/o degli organismi di prevenzione e/o di tutela e riabilitazione delle vittime di tali reati.”

“…

4. Gli Stati Parte adottano misure per impartire una formazione appropriata, in particolare in ambito giuridico e psicologico, alle persone che si occupano delle vittime dei reati di cui al presente Protocollo.

5. […]”

“…

6. Nessuna disposizione del presente articolo pregiudica il diritto dell’accusato ad un processo equo o imparziale o è incompatibile con tale diritto.”

 

Il legislatore si è premurato di prevedere delle garanzie nei casi di ascolto del bambino durante l’incidente probatorio e la fase del dibattimento, ma nulla dice su come devono essere condotti i colloqui e le interviste durante la raccolte delle sommarie informazioni acquisite dalla Polizia Giudiziaria o durante le indagini preliminari condotte dal Pubblico Ministero quando indaga su presunte violenze o abusi a danno di bambini. Tali audizioni possono risultare traumatiche perché talvolta svolte da persone del tutto prive di sufficienti capacità e sensibilità per interrogare un bambino e perché, specie per i reati sessuali, le domande finiranno necessariamente con il vertere su circostanze e particolari assai conturbanti anche se necessari per inquadrare la fattispecie criminosa da contestare all’autore del reato.

 Inoltre,  una  corretta  raccolta  della  testimonianza  del  bambino  consente  di  mantenere l’integrità degli elementi probatori.

Da alcuni anni in Italia si sta diffondendo la cultura di effettuare in forma protetta anche questo   primo   ascolto   di   bambini   o   adolescenti   presunte   vittime   di   abuso   sessuale   e/o maltrattamento.  In  sintesi,  invece  di  far  condurre  l’ascolto  direttamente  dal  poliziotto  o  dal carabiniere in questura o in caserma o presso l’Ufficio del PM, il bambino o l’adolescente viene ascoltato in una struttura idonea da un esperto che svolge il ruolo di ausiliario di Polizia Giudiziaria.

Si raccomanda che l’audizione avvenga il più tempestivamente possibile, ovvero subito dopo l’avvenuta segnalazione.

Tale modalità garantisce la tutela del bambino o adolescente nei termini sia di rendere l’ascolto il meno stressante possibile, sia di raccogliere la testimonianza secondo modalità metodi e procedure efficaci e corrette, in modo che venga ridotto il numero delle interviste ed evitando fenomeni di rielaborazione e di contaminazione. Inoltre, trovandoci nella prima fase delle indagini, tale deposizione risulta a volte fondamentale per le Forze dell’Ordine per riconoscere i luoghi, le persone coinvolte nei fatti, ecc. e quindi per procedere nelle indagini. Per questo risulta ancora più utile che la raccolta delle informazioni sia condotta attraverso modalità non suggestiva né inducenti e tali da non turbare la serenità del bambino.

I metodi di intervista sono accomunati dal rispetto per alcune diverse fasi. Un’adeguata modalità di raccolta delle informazioni, costituita da un insieme di passi (o “gradini”), ha lo scopo di massimizzare il ricordo, minimizzando nel contempo la contaminazione e lo stress.

 

1.            Costruzione del rapporto. Si comincia parlando di argomenti neutri, quali la scuola, le materie ed i giochi preferiti o qualunque altra cosa che non abbia a che fare con l’esperienza in questione. Ciò consente di abbassare il livello di “allarme” e di valutare preliminarmente i canali e gli strumenti comunicativi del bambino, le sue capacità di comprensione ed espressive ed il suo “stile” cognitivo.

2.            Introdurre l’argomento di interesse. Si può introdurre l’argomento di interesse attraverso una domanda neutra come “C’è qualcosa di cui vorresti parlarmi? Io sono qui per ascoltarti”, senza utilizzare troppi commenti e connotazioni rispetto a quanto accaduto e rispetto ai protagonisti della vicenda.

3.            Libera narrazione. La domanda neutra precedentemente formulata è volta ad incoraggiare il bambino a fornire una libera narrazione dell’evento che dovrebbe essere descritto dall’inizio, senza trascurare alcun particolare. In questa fase il bambino viene lasciato libero di raccontare come vuole e quindi non dovrà essere né interrotto, né corretto, né messo alla prova. Occorre adottare pazienza anche relativamente a particolari irrilevanti. Si può incoraggiarlo intervenendo con frasi tipo: “Poi che cosa accadde?”, insistendo sulla necessità che il bambino si concentri sul proprio ricordo e non sui racconti eventualmente resi in precedenza ad altri interlocutori.

4.            Domande generali. Altre domande generali possono essere utilizzate per ottenere ulteriori particolari (sul “dove”, sul “come” e sul “quando”), ma dovranno derivare solo dalle informazioni fornite dal bambino, adotteranno la sua terminologia, non dovranno essere tendenziose o suggestive e dovranno essere poste in modo tale che il bambino abbia la possibilità di dire “non so”, “non ricordo”  (per es. “Tu hai detto …; ti ricordi qualche cosa di più in proposito?”).

5.            Domande specifiche. La libera narrazione e le domande aperte dovrebbero aver esaurito la rievocazione dell’evento da parte del bambino, ma domande più specifiche possono portare a chiarificazioni ed estensioni delle risposte precedenti. Può venire chiesto al bambino di integrare la descrizione del contesto di un evento, oppure di assumere una diversa prospettiva. E’ importante evitare assolutamente di lodarlo relativamente al contenuto di ciò che sta raccontando, in quanto potrebbe apprendere a riferire più contenuti sullo stesso tema. Occorre, inoltre, fare sempre molta attenzione a non fornire al bambino informazioni che sono pervenute all’intervistatore da altre fonti. Le domande vanno comunque poste in una forma “aperta”, evitando formulazioni “chiuse” alle quali il bambino debba rispondere “sì” o “no”.

6.            Conclusione. Solo durante questa fase è possibile rimandare al bambino quanto si sia capito dei contenuti del suo racconto, cercando di attenersi il più possibile al linguaggio utilizzato dal bambino stesso.

 

B)           Regole preliminari per l’ascolto giudiziario.

1)            Svolgere un colloquio con il denunciante preliminarmente e individualmente, in assenza del bambino.

2)            Ascoltare l’adulto seguendo i criteri del c.d. Memorandum di Ney; in particolare è necessario sapere: a) come l’adulto è venuto a conoscenza del fatto; b) se e con chi il bambino ha parlato per primo; c) quanto tempo prima della denuncia; d) che cosa ha riferito; e) se la persona che denuncia è la stessa che ha ricevuto la rivelazione del bambino; f) quali motivazioni o interessi può avere il denunciante a denunciare un eventuale responsabile del fatto (ricavabile dal punto successivo); g) all’interno di quale contesto familiare e relazionale è avvenuta la denuncia.

3)            E’ utile audioregistrare il colloquio con l’adulto.

4)            E’ indispensabile audio-videoregistrare o almeno audioregistrare il colloquio con  il bambino.

5)            Ascoltare successivamente il bambino alla presenza di un solo esperto, con l’ausilio di almeno un altro esperto ed un poliziotto dietro lo specchio.

6)            Utilizzare un protocollo d’intervista semistrutturato (vedi in seguito).

7)            Con i bambini in età prescolare l’intervista non dovrebbe superare i 45-60 minuti. I bambini al di sotto dei 3 anni non possono essere intervistati; in questi casi si possono compiere approfondimenti con gli adulti di riferimento.

8)            Con i bambini nella fascia di 3-6 anni possono essere usati strumenti di “mediazione” (carta e matita) solo a scopo di facilitazione della comunicazione. In questa fascia d’età ci sono rischi di una scarsa accuratezza della testimonianza, la quale necessita comunque di essere corroborata da riscontri estrinseci.

9)            Nel corso dell’intervista, indagare con il bambino le modalità e le circostanze con cui ha interagito con altri adulti in occasione delle prime rivelazioni (quante volte ne ha parlato, con chi, quali domande gli sono state poste, se ne ha parlato prima dell’audizione).

 

C)           L’intervista investigativa.

Memoria di eventi autobiografici

A livello generale, si possono distinguere due sistemi di memoria: la memoria episodica e la memoria semantica. La prima si riferisce a specifici eventi ed esperienze della vita e contiene informazioni spazio-temporali che definiscono “dove” e “quando” il sistema ha acquisito la nuova informazione e l’ha immagazzinata. La memoria semantica invece trascende le condizioni in cui la traccia si è formata ed è sganciata dal contesto dell’originale episodio di apprendimento. Memoria episodica e memoria semantica rientrano entrambe tra le conoscenze “dichiarative”, ovvero riferite a fatti direttamente accessibili alla coscienza e “dichiarabili” verbalmente.

Si parla di script-based knowledge (per script si intende la formazione di un copione di categorizzazione attraverso cui una esperienza vissuta si trasforma in un ricordo) per indicare le interpretazioni che diamo agli eventi che ci capitano, e che influiscono sulla formazione dei ricordi. Qualsiasi situazione vissuta, della quale si può essere chiamati a testimoniare, implica uno sforzo di natura inferenziale da parte del soggetto. Ogni processo attraverso il quale vengono elaborate nuove conoscenze parte da conoscenze date che rappresentano le premesse. Le inferenze rappresentano le conclusioni di un ragionamento che chiariscono gli eventi ai quali si assiste e dei quali non si posseggono tutti gli elementi.

Occorre necessariamente tenere conto della complessità inferenziale del fatto che occorre rievocare e stabilire se il bambino, all’epoca del fatto, avesse sviluppato capacità inferenziali tali da comprendere le dinamica esatta dell’evento o se, invece, il fatto non sia stato ricostruito attraverso competenze nel ragionamento inferenziale acquisite in un momento successivo (inferenza retroattiva).

Tali considerazioni risultano particolarmente importanti nei casi in cui si tratta di analizzare testimonianze di un bambino in relazione ad una esperienza di presunto abuso sessuale allorquando il soggetto si trovava (nel tempo in cui l’esperienza si è verificata) in una fase evolutiva in cui non possedeva ancora script sulla sessualità: può avvenire facilmente che egli sbagli nel classificare un evento come “sessuale” o non “sessuale” (cfr. S.J. Ceci e M. Bruck, Jeopardy in the Courtroom, APA, 1995)  qualora si trovi in una fase dello sviluppo nella quale non era in grado di comprendere e discriminare il carattere sessuale di un toccamento, in quanto ancora non possiede le categorie di significato riferite alla sessualità. Esiste infatti, fin verso i 4-5 anni, una divaricazione tra la memoria episodica ed autobiografica e quella semantico-procedurale, la quale è ancora dipendente da categorizzazioni non concettuali ma legate ad esperienze direttamente percepite e vissute secondo polarità conosciute: piacevole/spiacevole, solito/insolito, buono/cattivo, etc.

La memoria di eventi autobiografici a 10 anni ha un livello di accuratezza quasi simile a quella dell’adulto e a 14-15 anni la capacità di ricordare eventi autobiografici è al medesimo livello di quello osservato nell’adulto. Mentre un bambino di 12 anni, se cognitivamente normale, non ha problemi a ricordare eventi successi anche alcuni anni prima, egli avrà un ricordo di eventi avvenuti al di sotto dei 5 anni ridotto in termini di quantità di ricordi, numero di dettagli e precisione del ricordo medesimo.

 

L’intervista a bambini in età pre-scolare (3-5)

I bambini in età prescolare hanno difficoltà a comprendere:

-              pronomi personali: ”egli, loro, essi”

-              le preposizioni articolate: “nella” e “sulla”

-              le preposizioni di luogo: “sopra” e “sotto”

-              congiunzioni negative: “né … ne”

-              espressioni come : “non solo … ma anche”; "non solo l'uccello ma anche il fiore è rosso"

-              frasi negative: "il bambino non sta correndo"

-              frasi subordinate: “il bambino insegue il cane che è grande"

-              frasi passive: "il cavallo è inseguito dal cane".

 

I fattori che possono influenzare la testimonianza sono riassunti nello schema che segue:

1)            il linguaggio utilizzato nell’intervista andrà quindi adeguato alle capacità di comprensione verbale del soggetto;

2)            deve essere prestata particolare attenzione alle fasi preliminari dell’intervista, in cui si valutano i livelli di accuratezza nella descrizione di eventi significativi della vita del bambino e la capacità di organizzare il racconto di eventi vissuti (compleanno, Natale, vacanze estive, scuola, ecc.);

3)            è opportuno approfondire bene il livelli di conoscenza del concetto di verità (giudizio morale), quale premessa fondamentale all’intervista;

4)            considerare che i tempi e le fasi dell’intervista potrebbero essere più lunghi, rispetto all’intervista con i bambini in età scolare.

5)            prevedere anche l’uso di strumenti non verbali di aiuto nella ricostruzione   mnestica quali il disegno o giocattoli. Evitare le bambole anatomiche.

 

D)           L’intervista a soggetti portatori di disabilità

Come rilevato in uno studio (Gonzales, A.R., Schofield, R.B., Gillis, J.W., 2007), i soggetti cognitivamente disabili possono essere considerati a rischio di credibilità e quindi non intervistati, nonostante essi abbiano un’eccellente memoria di eventi legati alla loro vita.

A causa della conduzione impropria di interviste nei casi in cui sono coinvolti soggetti con disabilità, raramente è possibile proseguire nell’azione giudiziaria. In altre parole, quando un’intervista non viene effettuata o non segue i tradizionali step dell’intervista, è più difficile, dopo, sostenere la validità dell’intervista stessa o del suo contenuto.

A causa della gravità delle disabilità, gli operatori di giustizia potrebbero pensare che la persona non possa essere intervistata, non considerando il fatto che generalmente le disabilità cognitive non sono correlate con le capacità di memoria. Soggetti con ritardi mentali severi, per esempio, possono descrivere con una notevole quantità di dettagli crimini commissionati contro di loro, compreso il nome del reo, se conosciuto e i dettagli del caso.

Analogamente, le disabilità cognitive non sono correlate con la capacità di distinguere il vero dal falso: questa abilità risulta intatta in molti soggetti affetti da disabilità cognitive.

Pertanto a garanzia dell’adeguatezza della testimonianza di soggetti disabili è opportuno seguire i seguenti step.

 

Pre-intervista

 I passi fondamentali di tale fase sono 4:

1.            Preparazione personale

È importante abbandonare le impressioni negative e i preconcetti, considerando che le “persone disabili sono persone, non disabili” e che l’aspetto fisico del soggetto può influenzare la prima impressione. E’ inoltre importante porre attenzione alle somiglianze più che alle differenze con il funzionamento psicologico del soggetto normodotato.

2.            Conoscenza del soggetto

È opportuno conoscere i dati personali e le sue caratteristiche, parlando con i genitori e con le persone che si prendono cura di lui, nonché considerare il suo livello di stress e di ansia.

3.            Metodi di comunicazione

L’intervistatore deve prendere familiarità con le modalità comunicative del soggetto, comprendere le modalità di lavoro con un facilitatore se previsto. In questo contesto, è importante cercare di non utilizzare genitori o membri della famiglia per agevolare le comunicazioni, in quanto essi potrebbero avere interesse ad indurre l’intervistato a dire o a non dire.

4.            Definizione dell’ambiente e del tempo dell’intervista

È  fondamentale  rispettare  i  tempi  e  le  abitudini  del  soggetto  ed  informarlo  circa  il  setting d’intervista. Se per il tipo di disabilità fosse necessario un facilitatore esterno, questo deve essere indicato soltanto dall’Autorità Giudiziaria.

 

L’intervista

 L’intervista dovrebbe articolarsi seguendo i seguenti 8 passi:

1.            Preparazione del luogo dell’intervista. Tale passo comprende:

-              ridurre o comunque gestire lo stress dell’intervista, mettere a disposizione del materiale che l’intervistato può manipolare e toccare come carta da disegno, matite o palle anti stress;

-              avviare la registrazione subito prima di iniziare e non interrompere mai la registrazione durante l’intervista;

-              considerare le specifiche disabilità dell’intervistato nel definire i membri del team.

2.            Introduzione

È  necessario  accompagnare  l’intervistato  nel  luogo  predisposto  per  l’intervista,  possibilmente precedendolo, e spiegare al soggetto dove si svolgerà l’intervista e quanto durerà.

3.            Provvedere ai bisogni della vittima

Fare  in  modo  che  nella  stanza  ci  sia  solo  la  vittima  e  l’intervistatore,  fatta  eccezione,  dove necessario per un facilitatore.

4.            Sviluppare il rapporto

Nel corso dell’intervista deve essere utilizzato il protocollo standard. Prima di avviare l’intervista vera e propria è utile informarsi sugli interessi della vittima.

5.            Linguaggio

 Utilizzare un linguaggio adatto all’interlocutore, utilizzando parole semplici per porre le domande. Porre una domanda per volta in forma semplice.

6.            Tratti di personalità della vittima

Non attendersi una esposizione necessariamente in ordine cronologico delle esperienze del soggetto, in quanto alcuni soggetti con disabilità cognitive possono processare le informazioni in maniera differente rispetto ai normodotati. Alcuni soggetti con disabilità cognitive potrebbero non dire di non aver capito la domanda e fornire la risposta che pensano l’intervistatore voglia sentire. E’ probabile che l’intervistato voglia piacere all’intervistatore, quindi è importante non far capire e non trasmettere le proprie aspettative.

7.            Pazienza

L’intervistatore conduce l’intervista, pertanto è opportuno che sia calmo e paziente, che si dimostri comprensivo, rispettoso, empatico e aperto rispetto ai bisogni dell’intervistato. Non mettere sotto pressione il soggetto ponendo ulteriori domande subito dopo averne posta una. Se non si riesce a comprendere la risposta dell’intervistato, non pretendere di riuscirci. Chiedere dei chiarimenti nella forma ritenuta più adeguata e meno complessa.

8.            Segnali e controllo

Fare attenzione ai segnali di stress. Se il soggetto mostra segnali di stress riconoscibili (distrazione, non risposta alle domande, ecc.), fare una pausa. È meglio proporre che è il momento di una pausa, senza chiederlo in quanto alcuni soggetti disabili preferiscono, per compiacenza, non farne richiesta pur desiderandola. Accertarsi del livello di agio/disagio dell’intervistato prima di continuare.

 

 

PROTOCOLLOINTERVISTAINVESTIGATIVA

 

 

I.   INTRODUZIONE

 

1. “Salve, mi chiamo ….. e sono un ufficiale di polizia. [ si presentino le altre persone presenti nella stanza; sarebbe meglio se nessun altro fosse presente.]

Oggi è il ……. e sono le ….. . Sto intervistando ……… alle ore …….”

 

“Come puoi notare, è presente una telecamera ed un microfono. Registreranno la nostra conversazione così che io possa ricordare tutto ciò che mi dirai . C’è un’altra persona dietro lo specchio, che potranno chiamare.

 

Parte del mio lavoro riguarda la conversazione con i bambini ( adolescenti ) su ciò che gli è successo. Incontro molti bambini ( adolescenti ) così che possano dirmi la verità su ciò che gli è accaduto. Quindi , prima di iniziare , voglio far si che tu abbia capito quanto sia importante che tu mi dica la verità .” [ Con i bambini più giovani bisogna spiegare : Cosa è vero e cosa è falso” ].

 

Se dico che le mie scarpe sono rosse ( o verdi ) è vero o falso?”

[ aspettarela risposta e poi dire:]

 

2.    Ciò non sarebbe vero, perché le mie scarpe in realtà sono [ nere/ blu / ecc..]. E se io ammettessi di stare seduto in questo momento, sarebbe vero o falso [ giusto o sbagliato] ?”

 

[Attendere la risposta]

 

3.   “Sarebbe [ vero/ falso ] perché, come puoi vedere, sono effettivamente seduto.”

 

Noto che sai cosa significa dire la verità. È molto importante che tu mi dica solo la verità oggi. Mi dovrai dire solo ciò che realmente ti è accaduto.”

[ Pausa]

 

4. “Se ti farò una domanda che non capirai , basterà che tu dica : Non ho capito ‘. Siamo d’accordo?

[ Pausa]

Se non capisco cosa sta dicendo , chiederò spiegazioni .”

[ Pausa ]

 

*5. Se farò una domanda della quale non saprai la risposta, mi dirai Non lo so ‘.

Per esempio, se ti chiederò il nome del mio cane [ oppureil nome di mio figlio] che cosa dirai ?”

[ Attenderela risposta ]

[ Se il bambino dirà “Non lo so”, dire : ]

 

*6. “Esatto. Tu non lo sai, giusto?”

[ Se il bambino prova ad INDOVINARE , dire : ]

“No, tu non lo puoi sapere perché non mi conosci. Quando non sai la risposta, non provare ad indovinare, ma che non sai la risposta.”

[ Pausa]


*7. E se dirò cose non vere, dovrai dirmelo. Va bene ?”

[ Attendere per la risposta ]

 

*8. “Per esempio, se io ti dicessi che sei una bambina di 2 anni [ nel caso in cui l’intervistato sia un bambino di 5 anni ecc…] , che cosa mi dirai ?”

[ Se il bambino non corregge l’affermazione , dire : ]

“Cosadirestise io facessi un errore dicendoti che sei una bambina di 2 anni [ nel caso in cui l’intervistato sia un bambino di 5 anni, ecc…] ?”

[ attendere per la risposta ]

 

*9. È giusto. Ora hai capito che mi dovrai correggere se per caso io dicessi qualcosa non vera o se commettessi un errore .”

[ Pausa ]

 

10. “Se , per esempio , ti dicessi che tu stai seduto, cosa diresti ?” [ Attendere la risposta ]

OK”

 

*In base all’età del bambino

 

 

 

 

 

II.  COSTRUZIONE DEL RAPPORTO

 

 

    "Ora vorrei conoscerti meglio."

 

    1.   Raccontami cosa ti piace fare .”

[ Attendere la risposta ]

[ Se il bambino una risposta ben dettagliata , passare alla domanda numero 3 ]

[ Se il bambino non risponde oppure una risposta breve o resta perplesso , chiedere : ]

 

2.   “Mi piacerebbe veramente conoscerti meglio. Però devi dirmi cosa ti piace fare !”

[ Attendere la risposta ]

 

    3.   Dimmi di più a riguardo [ attività già menzionate nel suo racconto. EVITARE DI FOCALIZZARSI SULLA TELEVISIONE , SUI VIDEO E SULLA FANTASIA ]

 

4.       “Dimmiqualcosa su di te e la tua famiglia”.

a.        Se il bambino non risponde incoraggiarlo( vorrei sapere di più, parlami della tua famiglia)

b.        Parlami della scuola, dei tuoi amici, della tua maestra.

 

 

 III.   ESERCITAZIONE DELLA MEMORIA EPISODICA

 


Evento Speciale

[ NOTA : QUESTA SEZIONE VARIA IN BASE ALL’ACCADUTO . PRIMA DI EFFETTUARE L’INTERVISTA , BISOGNA IDENTIFICARE UN’ ESPERIENZA RECENTE VISSUTA DAL BAMBINO PRIMO GIORNO DI SCUOLA , UNA FESTA DI COMPLEANNO , ECC… - E POI BISOGNA FARGLI DOMANDE SU CIO’ CHE E’ AVVENUTO . SE POSSIBILE , SCEGLIERE UN EVENTO ACCADUTO NELLO STESSO PERIODO IN CUI SI SUPPONE SIA AVVENUTO L’ACCERTATO O IL SOSPETTO ABUSO . SE L’ABUSO ACCERTATO E’ AVVENUTO  IN  UNO  SPECIFICO  GIORNO  O  DURANTE  UNO  SPECIFICO  EVENTO  ,

BISOGNA PORRE DOMANDE RIGUARDO UN ALTRO EVENTO ]

 

 

“Voglio sapere di più riguardo te e quello che fai .”

     1.   “Un po’ di settimane fa [ giorni / settimane ] cisono state / o [ le vacanze , il primo giorno di scuola , il compleanno di…] . Raccontami un po’ cosa è successo durante [ il tuo compleanno , Pasqua , ecc…]

[ attendere la risposta ]

1a. “Pensa intensamente a [ attività o eventi ] e dimmi cosa è successo quel giorno dal momento in cui ti sei svegliato fino a [ menzionare una porzione di evento precedentemente dichiarata dal bambino ]

[ attendere la risposta ]

[ Nota: utilizzare questa domanda ogni qual volta sarà necessario in questa sezione ]

1 b. Che cosa è successo ?”

[ attendere la risposta ]

[ Nota: utilizzare questa domanda ogni qual volta sarà necessario in questa sezione ]

1 c. Raccontami tutto ciò che ti è successo dopo [ una porzione di evento precedentemente menzionata dal bambino ] fino a quando sei andato a dormire quella sera .”

[ attendere la risposta ]

[ Nota: utilizzare questa domanda ogni qual volta sarà necessario in questa sezione ]

   1   d. Dimmi di più riguardo a [ attività menzionate dal bambino ] . Raccontami tutto quanto .”

[ attendere la risposta ]

[ Nota: utilizzare questa domanda ogni qual volta sarà necessario in questa sezione ]

[ Se il bambino fornisce una scarsa descrizione degli eventi , continuare con le domande 2-2e ]

[ Nota : se il bambino fornisce una descrizione dettagliata , dire : ] E’ molto importante che tu mi dica tutto ciò che ricordi su ciò che ti è accaduto . Mi puoi raccontare sia le cose belle e sia le cose brutte .”

 

Ieri   

     2.   “Vorrei veramente che tu riuscissi a raccontarmi tutto quello che ti è successo . Dimmi qualcosa riguardo ieri , da quando ti sei svegliato fino a quando sei tornato a dormire .”

[ attendere la risposta ]

   2   a. Vorrei che tu non omettessi nulla . Raccontami tutto ciò che ti è successo da quando ti sei svegliato a quando [ qualche attivitào parti di eventi precedentemente menzionate ] .

[ attendere la risposta ]

2 b. Poi cosa è successo ?”

[ attendere la risposta ]

[ Nota: utilizzare questa domanda ogni qual volta sarà necessario in questa sezione ]

c.Raccontami  tutto  ciò  che  è  successo  dopo  [  qualche  attività  o  parti  di  eventi precedentemente menzionate ] fino a quando sei andato a dormire .”

[ attendere la risposta ]

2 d. Approfondisci [ attività precedentemente menzionate dal bambino ]

[ attendere la risposta ]

[ Nota: utilizzare questa domanda ogni qual volta sarà necessario in questa sezione ]

2 e. Poco fa hai parlato di [ attività precedentemente menzionate dal bambino ]. Parliamone .”

[ attendere la risposta ]

[ Nota: utilizzare questa domanda ogni qual volta sarà necessario in questa sezione ]

 

Oggi

SE IL BAMBINO NON FORNISCE UN ADEGUATO RACCONTO RIGUARDO CIO’ CHE E’ AVVENUTO IERI , RIPETERE LE DOMANDE 2 FINO ALLA 2E RIFERITE AD OGGI , DICENDO FINO AL MOMENTO IN CUI SEI ARRIVATO QUI” COME EVENTO DI CHIUSURA.

E’ molto importante che tu mi racconti tutto ciò riguardo gli eventi che ti sono realmente accaduti .”

 

 

IV.    PASSAGGIOALLE QUESTIONI CENTRALI

 

Adesso che ti conosco meglio , vorrei chiederti se sai quale è il motivo per cui sei qui oggi.”

[ Se il bambino inizia a parlare , attendere .]

[ Se il bambino un accenno all’imputazione ( Per esempio : “Davide mi ha toccato il pivellino” oppure Papà mi ha colpito”) , passare alla domanda 10 a pagina ]

[ Se il bambino fornisce una descrizione dettagliata , passare alla domanda 10a ]

[ Se il bambino rimane zitto , continuare con la domanda 1 ]

1. Perché pensi che [ tua madre , tuo padre , tua nonna… ] ti abbia portato qui oggi? [oppure “Perché pensi che io sia qui per parlare con te?”]

[ attendere la risposta ]

 

V.   INVESTIGARE SULL’ EPISODIO

 

 

Domande Aperte

 

“Cerca di raccontami tutto e dimmi quello che non ricordi.” [ attendere la risposta ]

[ Se il bambino ha più di 6 anni, chiedere : ] “Raccontami tutto riguardo a questo fatto.” [attendere la risposta ]

“Poi cosa è successo?” oppure “Dimmi qualcosa di più .”

[ attendere la risposta ]

[ usare questa domanda tutte le volte fino a quando non avrai concluso la descrizione dell’incidente]

[ NOTA : SE LA DESCRIZIONE CHE CI FORNISCE IL BAMBINO E’ GENERICA , ANDARE ALLA DOMANDA 12 (SEPARAZIONE DEGLI INCIDENTI ). SE IL BAMBINO DESCRIVE UNO SPECIFICO INCIDENTE , CONTINUARE CON LA DOMANDA 10 - 13 ]

“Ripensa a [ giorno / notte ] e raccontami tutto ciò che ti è successo da [ qualche evento precedentemente menzionato dal bambino] a [ imputazioni di abuso descritte dal bambino ].”

[ attendere la risposta ]

[ Nota : usare questa domanda ogni volta per assicurarsi che tutti i fatti dell’incidente siano elaborati]

“Raccontami di [ persone / oggetti / attività menzionate dal bambino].

[ attendere la risposta ]

[ Nota : usare questa domanda ogni volta che serva in questa sezione ]

“Prima hai parlato di [ persona / oggetto / attività] , raccontami .”

[ attendere la risposta ]

[ Nota : usare questa domanda ogni volta per assicurarsi che tutti i fatti dell’incidente siano

[ se alcuni dettagli non sono chiari ( come la sequenza degli eventi) sarebbe d’aiuto chiedere: ]


“Mi hai raccontato molte cose , e ciò mi è stato di grande aiuto. Per essere sicuro di aver capito bene, per favore potresti tornare daccapo e dirmi [ comeè iniziato / cosa è successo / come è finito / ecc…] ?”

 

 

Domande mirate ad approfondire ciò che il bambino ha raccontato

 

[ Se mancano ancora alcuni dettagli dell’imputazione o se sono ancora poco chiari dopo le domande aperte, usare domande dirette . E’ importante focalizzare l’attenzione del bambino sul dettaglio menzionato , e poi porre la domanda diretta ]

Segue il Format Generale Delle Domande Dirette:

 

11. Hai menzionato [ persona / oggetto / attività ] , [ completamento della domanda aperta ]

Esempi

1   Hai detto che eri nel negozio. Dove eri esattamente ?”

[ pausa per la risposta ] “Raccontami di questo negozio .”

2   “Prima hai detto che tua madre “mi picchia con una cosa lunga” . Parlami di questa cosa .”

    3    “Hai parlato di un vicino . Sai il suo nome ?” [ pausa per  la risposta ].Parlamidi questo vicino.”

    4    “Hai detto che qualche compagno di classe ha visto ciò. Come si chiama? Raccontami cosa faceva lì.”

 

 

Domande mirate a sapere il numero di incidenti accaduti

 

[ Nel caso in cui il bambino parli di più incidenti]

“Sapresti dirmi approssimativamente quante volte sarà successo questo fatto?”

 

[RICORDATI  DI ESPLORARE I RAPPORTI INDIVIDUALI DELL’INCIDENTE DETTAGLIATAMENTE COME MOSTRATO QUI ] .

 

 

Esplorazione di specifici incidenti quando ci sono ripetuti episodi

 

Raccontami l’ultima volta [ il luogo e il tempo, un’azione specifica] che è successo .”

[ pausa per la risposta ]

“Dopo cosa è successo?” oppure “Dimmi qualcosa di più su questo .”

[ pausa per la risposta ]

[ Nota: usa questa domanda ogni volta che è necessario ]

“Ripensa a questo [ giorno / notte ] e raccontami cosa è avvenuto da [ eventi precedentemente raccontati ] a [ imputazioni di abuso raccontate dal bambino ]

[ pausa per la risposta ]

[ Nota : usare varianti di questa domanda ogni qual volta serva ]

“Dimmi qualcosa di più su [ persone / oggetti menzionati ]

[ pausa per la risposta ]

[ Nota: usa questa domanda ogni volta che è necessario ]

Hai parlato di [ persone / oggetti menzionati ] . Raccontami .”

[ pausa per la risposta ]

[ Nota: usa questa domanda ogni volta che è necessario ]

 

 

Domande mirate ad ulteriori informazioni menzionate dal bambino

 

[ Se mancano ancora alcuni dettagli dell’imputazione o se sono ancora poco chiari dopo le domande aperte, usare domande dirette . E’ importante focalizzare l’attenzione del bambino sul dettaglio menzionato , e poi porre la domanda diretta ]

[ Nota: prima di tutto focalizzare l’attenzione del bambino sui dettagli menzionati , poi porre le domande dirette

Successivamente c’è il Format Generale delle domande dirette:

“hai parlato di [ persone / oggetti menzionati ] , [ come/ quando / dove / chi / con chi / cosa ] [

completare la domanda ] ?” Esempi

1“Hai detto che stavi guardando la televisione . Dove eri esattamente?”

[ pausa per la risposta ]

“Raccontamiciò”

2 “Prima hai raccontato che tuo padre “mi ha picchiato” . Dimmi esattamente cosa ti ha fatto .”

   3   “Hai detto che era presente un amico . Come si chiama? [ pausa per la risposta ] . Dimmi cosa stava facendo .”

   4   “Prima hai detto che tuo zio ti ha palpato [ ha fatto sesso con te]. Dimmi esattamente cosa ti ha fatto .”

5   “Hai detto che ti ha tolto i pantaloni. Poicosaè successo?”

 

RIPETERE L’INTERA SEZIONE PERTUTTI GLI INCIDENTI MENZIONATI DAL BAMBINO . A MENO CHE IL BAMBINO ABBIA MENZIONATO SOLO  DUE INCIDENTI , CHIEDI “L’ULTIMA”, POI “LA PRIMA”, E POI “UN’ ALTRA COSA CHE RICORDI BENE”.

 

 

 

VI. PAUSA

[ chiedere al bambino ]

 

“Ora voglio essere certo di aver capito tutto ed eventualmente se ci sono altre cose da chiederti. Io [ ripensa a quello che ha detto, rileggi gli appunti ]

[ Durante la pausa , riguarda le informazioni ricevute , controlla se manca qualcosa e pianifica altre domande. ASSICURATI DI FORMULARE DOMANDE FOCALIZZATE ] .

 

Dopo la pausa

 

[ Per elicitare altre informazioni non precedentemente menzionate dal bambino , ponigli altre domande dirette e aperte. Torna indietro alle domande aperte ( “Dimmi di più riguardo…”) dopo aver posto una domanda diretta. Dopo ciò, passa alla sezione VII ]

  

 

VII.    INFORMAZIONI RIGUARDO LA RIVELAZIONE

 

“Mi hai detto il motivo per cui sei qui oggi. Mi hai dato tante informazioni molto utili per me per capire cosa è successo.”

[ se il bambino ha detto a qualcuno dell’incidente , andare alla domanda 6. Se il bambino non ha parlato con qualcuno, dire: ]

“Qualcun altro è a conoscenza di ciò che mi hai raccontato?”

[ pausa per la risposta. Se il bambino nomina qualcuno, vai alla domanda 6, altrimenti chiedi:]

“Chi? / Con chi ne hai parlato?”

[ pausa per la risposta. Se il bambino nomina qualcuno, vai alla domanda 6 ]

Miracconticome sono andate queste conversazioni, coma hai raccontato?

“C’è per caso anche qualcun altro a conoscenza di queste cose [ l’abuso descritto dal bambino]

 

 VIII.     CHIUSURA

 

[dire]

 

“Mi hai raccontato molte cose oggi, e ti ringrazio per avermi aiutato.”

1.   “Pensi ci sia qualcos’altro che io debba sapere?”

[ pausa per la risposta.]

2.   “C’è qualcos’altro che mi vorresti dire?”

[ pausa per la risposta.]

3.   “Vorresti chiedermi qualcosa?”

[ pausa per la risposta.]

4.   “Se mai volessi parlare nuovamente con me, questo è il mio numero di telefono.”

[dai al bambino il tuo biglietto da visita con nome e numero di telefono ]

  

IX.   ARGOMENTINEUTRI

 

 

“Che cosa hai in mente di fare oggi dopo che sarai andato via da qui?”

[ parla con il bambino un paio di minuti di un argomento neutrale .]

Sono le [orario] e l’intervista ora è completa.”

 

 

 

Bibliografia di riferimento

A.A V.V..(2008), Guidlines on memory and the law. A report of research board. British Journal of Psycological Society.

Faller K. (2008), Interrogare il bambino sull’abuso sessuale. Pensiero scientifico Editore, Milano.

Davies G.M., Westcott H.L., Police Research Series, Paper 115 (1999), Interviewing Child Witnesses under the Memorandum of Good Practice: A research review. Editor: Barry Webb,  Home Office. Policing and Reducing Crime Unit Research, Development and Statistics Directorate. Clive House, Petty France London.

Lamb M.E. et al., Tell Me What Happened. Wiley, 2008.

SINPIA (2007), Linee Guida in tema di abuso sui minori. Ed. Erickson.

 

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